Travel Fit: come restare in forma tra voli, eventi e avventure
I FrequentTtraveler, Travel & Food blogger e gli Ospiti di Eventi lo sanno bene
Viaggiare è un sogno, ma anche una sfida. Chi è costantemente “on the go” sa quanto sia facile lasciarsi tentare da buffet infiniti, pasti veloci in aeroporto, ore di sedentarietà in aereo e cene sociali difficili da contenere.
In questa intervista ho chiesto a due esperti, Enrica Albera, esperta di Wellness e Podcast Producer(@enri_fitness), e Alessandro Conca, Coach e futuro biologo nutrizionista (@aleconca_fit), di condividere alcune strategie pratiche e concrete per continuare a vivere i viaggi, gli eventi e le avventure senza compromettere la salute, la forma fisica e l’equilibrio mentale.
Con Enrica ed Alessandro abbiamo deciso di affrontare il tema del viaggio con la lente del wellness, nelle sue cinque dimensioni: fisica, mentale, sociale, emotiva e spirituale. Non si tratta di un manuale rigido, ma di un piccolo va-de-me-cum per chi vuole vivere l’esperienza di viaggiare senza rinunciare al proprio equilibrio, trasformando anche gli spostamenti in occasioni di cura personale.
Domande di Severino Ricci, Founder di italy2california, frequent traveler ed events guest(@italy2california)
Fitness in viaggio
Quali sono gli errori più comuni che le persone commettono quando viaggiano e cercano di mantenersi in forma?
Alessandro: Il primo errore è quello di sottovalutare la pianificazione. Affidarsi al “vediamo cosa trovo” significa quasi sempre saltare gli allenamenti o farli in modo casuale. È meglio prepararsi un piccolo piano ancor prima della partenza. Un altro errore è quello di voler replicare la routine da palestra senza adattarla al contesto: gli spazi ridotti e l’assenza di attrezzi richiedono un approccio diverso.
Enrica: Aggiungerei che spesso “l’errore” non è solo tecnico ma anche mentale: ci si mette subito in modalità “tutto o niente”. Invece il viaggio ci insegna l’arte dell’adattamento. Portarsi dietro la disciplina sì, ma anche la flessibilità: fare movimento quando si può, come si può, senza sentirsi in difetto. Il corpo non dimentica, ma la mente rischia di logorarsi se viviamo il fitness come una gabbia.
Quali esercizi “a corpo libero” consigliate a chi si trova in hotel o in spazi ristretti?
Alessandro: Consiglio esercizi multiarticolari che coinvolgono più gruppi muscolari. L’ideale è un circuito da 20-30 minuti con poco recupero: jump squat, affondi, push-up nelle varianti, plankstatici e dinamici, burpees o mountain climbers. Senza mai dimenticare lo stretching.
Enrica: E ricordiamoci che non esiste solo il corpo muscolare, ma anche quello posturale ed energetico. Fare un esercizio è utile, ma farlo con consapevolezza lo trasforma in qualcosa di davvero funzionale alle nostre necessità del momento. Io suggerisco di cominciare con tre respiri profondi prima di muoversi: questo consente di portare l’attenzione dentro e non solo fuori, e l’allenamento diventa anche un modo per sentirti presente.
È più importante la costanza quotidiana o l’intensità di brevi sessioni?
Alessandro: Meglio brevi sessioni quotidiane, ma intense. La costanza è la vera chiave per mantenere i risultati nel tempo.
Enrica: La costanza non è solo ripetere, ma saperci essere. Anche cinque minuti di movimento ogni giorno diventano una àncora, un gesto di cura verso sé stessi. Non è questione di quanto fai, ma di come decidi di essere presente al tuo corpo, anche in mezzo a un’agenda caotica.
Alimentazione in volo e on the go
Durante i voli a lungo raggio, cosa conviene assolutamente evitare a livello di cibo e bevande?
Alessandro: Meglio evitare l’alcol e la caffeina, i quali aumentano la disidratazione e peggiorano il sonno. Evitare anche quei cibi molto salati, grassi o zuccherini: rallentano la digestione e favoriscono la ritenzione idrica.
Enrica: A volte il vero “veleno” non è solo ciò che mangiamo, ma come lo viviamo. Se ci approcciamo al cibo in volo come a un riempitivo, senza ascolto, ne usciremo appesantiti due volte: nel corpo e nella mente. Il viaggio può essere anche un’occasione per mangiare con lentezza, trasformando anche un pasto semplice in un momento di relax tutto per noi.
Quali sono i “food salva-viaggio” che un frequent traveler dovrebbe sempre avere con sé?
Alessandro: Semi e frutta secca, barrette proteiche a basso contenuto di zuccheri, frutta disidratata e soprattutto una borraccia sempre con sé.
Enrica: Io direi di portarsi dietro non solo “cibo salva-viaggio”, ma anche “abitudini salva-viaggio”. Un esempio? Fermarsi cinque minuti prima di un meeting per bere quell’acqua, respirare, riconnettersi. Il nutrimento non è solo macroscopico: è un atto di attenzione che cambia la qualità della giornata.
Come gestire il jet lag attraverso l’alimentazione?
Alessandro: La melatonina è un ottimo supporto naturale. Consiglio di adattare i pasti al fuso della destinazione, scegliere carboidrati complessi a cena per favorire il sonno ed esporsi alla luce naturale al mattino prima ancora di fare colazione o di bere il caffè.
Enrica: Il jet lag è un modo in cui il corpo ci ricorda che non siamo macchine. Più che combatterlo, possiamo accoglierlo, creando anche qui una piccola routine: scrivere due righe al mattino, fare una passeggiata in silenzio, osservare il nuovo ambiente. Il cibo aiuta, certo, ma è la mente che decide se vivere il fuso come un nemico o come un’opportunità di reset.
Eventi, buffet e convivialità
A un evento o a un buffet, quali strategie pratiche suggerite per non esagerare?
Alessandro: Fai un piccolo spuntino prima dell’evento, con ad esempio della frutta e una fonte proteica, così riduci la fame impulsiva. Poi concentrati su proteine magre e verdure come base e assaggia il resto con moderazione. Se bevi alcol, ricordati di reintegrare con acqua.
Enrica: Io penso che il segreto sia anche emotivo: nei buffet spesso si mangia più per socialità che per fame. Fermarsi un attimo e chiedersi “cosa mi nutre davvero in questo momento?” cambia il modo in cui ci si avvicina al cibo. È un allenamento all’ascolto, che ci fa uscire dall’automatismo e ci riporta a scegliere con libertà.
Meglio limitarsi o bilanciare in seguito con attività fisica e pasti leggeri?
Alessandro: Punirsi con il digiuno del giorno dopo non serve: aumenta solo la frustrazione. Meglio una camminata dopo il pasto o un’attività leggera.
Enrica: Esatto. E aggiungo: il corpo perdona, la mente un po’ meno. Non trasformiamo il cibo in colpa. Piuttosto impariamo a viverlo come parte di un’esperienza, e in certe occasioni a lasciare andare senza bilanci contabili. Il vero equilibrio è non restare intrappolati nel rimorso.
Mentalità e lifestyle
Come si può mantenere la motivazione quando si viaggia spesso?
Alessandro: Imposta piccole routine giornaliere e inseriscile in agenda come se fossero degli appuntamenti. Bastano 20-30 minuti al giorno.
Enrica: La motivazione non si trova: si coltiva. Ed è un seme che cresce nelle micro-scelte quotidiane. Anche una routine minima può diventare una bussola, ma solo se la leghi a un significato che ti risuona dentro. Non farlo per disciplina sterile o perché qualcuno te lo consiglia sui social, fallo perché ti ricorda chi sei.
Quali falsi miti legati al fitness e all’alimentazione in viaggio sarebbe ora di sfatare?
Alessandro: Saltare i pasti non compensa gli eccessi, anzi peggiora la regolazione glicemica. Non serve la palestra per restare in forma: gli esercizi a corpo libero sono sufficiente. Dormire poco non è inevitabile, perché la gestione del sonno deve essere una priorità, non un optional.
Enrica: Io aggiungerei un mito mentale: che “se non fai tutto, non vale niente”. È il pensiero più tossico per chi viaggia. Invece anche un piccolo gesto di cura quotidiana è sufficiente per restare centrati. L’imperfezione è sostenibile, la perfezione no.
Quanto conta la parte psicologica nel rapporto con il cibo e il movimento?
Alessandro: Conta tantissimo. Vedere l’attività fisica come parte integrante del viaggio, e non come un obbligo, fa la differenza. E gli sgarri vanno gestiti senza sensi di colpa.
Enrica: Io credo che il vero benessere inizi quando smettiamo di vivere il corpo come un campo di battaglia e lo trattiamo come un compagno di viaggio. Allora il movimento non è più un dovere, ma uno strumento di dialogo con il corpo stesso. E il cibo non è più una minaccia, ma un modo di prendersi cura di sé anche nella convivialità.
Consigli finali
Se doveste dare 3 regole d’oro a un professionista che viaggia costantemente, quali sarebbero?
Alessandro: Primo: idratazione costante. Secondo: una routine minima quotidiana di almeno 20 minuti. Terzo: anticipare le scelte – snack, orari, allenamenti – per evitare decisioni impulsive.
Enrica: Io direi: uno: scegli sempre un gesto, anche piccolo, che ti riporti a te stesso. Due: non dimenticare che il viaggio è un’occasione per aprirti, non per irrigidirti. Tre: porta con te non solo lo zaino, ma anche la leggerezza: è la qualità che ti farà davvero godere dell’esperienza.
Un consiglio extra per chi vuole trasmettere anche un lifestyle sano ai propri follower?
Alessandro: Mostrare che la salute non è la perfezione, ma l’equilibrio: la continuità, i piccoli accorgimenti e la capacità di godersi il viaggio senza sensi di colpa.
Enrica: Siate autentici. Mostrate non solo le regole che seguite, ma anche le eccezioni che vi concedete. Perché le persone che vi seguono non hanno bisogno di un Supereroe, ma di un individuo che vive con coerenza, che cade e si rialza, che sa ridere di sé e che sceglie ogni giorno il benessere come atto d’amore verso la propria vita.
L’autore: Severino Ricci è un manager con una carriera internazionale e una forte passione per il turismo e la comunicazione. Tourism Ambassador della città di Oceanside (California) e membro del Board of Directors del California Surf Museum, è il fondatore del progetto editoriale e culturale italy2california. Con oltre 112.000 follower su Instagram, più di 12.500 contatti su LinkedIn e un blog che supera le 1.000 visite mensili, racconta viaggi, esperienze e connessioni tra due mondi solo in apparenza lontani. Ha pubblicato i libri “Point Break, ti porto in California” e “A JourneyThrough Two Worlds – Beyond Social Media”.
